Je Tzongkhapa. Cagliari
TIBET INSIDE SOLO IL CUORE CONOSCE LA NOBILE STRADA CHE PORTA AL TIBET
Storia del Tibet
La storia del Tibet è legata alla storia dei popoli nomadi che si stanziarono nell’altopiano dell’Himalaya tra il 700 a.c. ed il 400 a.c. originando dei feudi intorno al 320 a.C. ed il primo regno tibetano nel 127 a.C. che costituisce appunto la data di partenza del calendario tibetano. In quell'anno il Tibet venne unificato dal sovrano Nyatri Tsenpo, 163 a.C. - 101 a.C. e la monarchia durò per 40 generazioni. La religione diffusa sul territorio era il Bon, accanto ad altre credenze minori. Tale regno s'ingrandì progressivamente, divenendo sempre più potente. Il Buddismo, nella sua forma di lamaismo arrivò in Tibet nel 333 d.C. grazie all'opera del re Lha Toto Ri Gniendzen, 284 d.C.-363 d.C. La storia documentabile del Tibet inizia con il re Song Tsen Gampo, figlio di Namri Song Tsen, il primo a convertirsi al buddismo nel 617 d.C. Il re Song Tsen Gampo, 598 d.C.-650 d.C. unificò il Tibet in un singolo Paese comprendendo tutti i territori in cui era parlato il tibetano. Nel 653 d.C. venne aperta la prima scuola teologica tibetana, da cui prese origine, nel 690 d.C., l'attuale alfabeto tibetano ed iniziò a prendere corpo la cultura tibetana. Una volta introdotto il Buddhismo esso fu assunto come religione ufficiale (751 d.C.). Tra il 7° e il 10° secolo l'impero Tibetano raggiungeva il suo apogeo e si estendeva nel territorio cinese e di altri paesi dell'Asia Centrale sotto re Trisong Detsen (755 d.C.-804 d.C.). Nel IX secolo d.C., l'Impero tibetano iniziò il suo declino in modo rapido. Tra l' 824 d.C . ed il 1247 l'intero Impero tibetano collassò, in seguito all'assassinio del re Tri Wudum Tsen (821 d.C.-841 d.C.), popolarmente ricordato come Lhang Dharma per la sua persecuzione contro i buddisti, che innescò una guerra civile. Il possente impero tibetano si frantumò in piccoli principati ed un periodo oscuro iniziò per il Tibet. Durante questa fase i contatti fra il Tibet e i paesi confinanti, Cina compresa, divennero minimi. In questo periodo iniziarono i pellegrinaggi dei buddisti cinesi in Tibet ed in India ed intorno al 1210 in Europa pervennero le prime notizie, spesso fantastiche, circa l'altopiano tibetano. La società, nel periodo imperiale, prevedeva tre tipi di proprietà, quella della nobiltà, quella del clero buddhista e quella libera. Questa forma di società continuò per un millennio, fino, cioè, all'invasione cinese del Tibet del 1950. La storia del popolo tibetano è quella di un popolo che improvvisamente si è orientata verso una strada non propria e il cui corso naturale delle cose avrebbe portato ad un’ evolversi consono alle tradizioni proprie di questo affascinante popolo sul tetto del mondo. L’origine del popolo tibetano è legata a tanti e antichi miti e un mito sulla creazione narra che il vuoto fu riempito dal vento, poi da una pioggia torrenziale. La pioggia, dopo avere formato un oceano primordiale, cessò. Il vento, invece continuava fortissimo e agitò le acque a tal punto che si raddensarono come il berro dal latte. La storia dell’umanità non sembra discostarsi di tanto e quella dei tibetani in modo particolare si lega armoniosamente con questo racconto.
La vita della gente è pregnata di latte, burro e the tibetano. In ogni luogo gli odori e i sapori avvicinano alla dura vita dei popoli nomadi che per primi convissero con questo enorme territorio e in questo loro placcare l’altopiano tibetano costringono le forze oscure della natura a piegarsi alla Buona Legge del Buddismo Tibetano. Maestri, discepoli e pellegrini del sacro si riversano nel paese e i luoghi di culto, innumerevoli e ben distribuiti, sono una parte fondamentale della vita di ogni tibetano. La storia di questa straordinaria religiosità tibetana racconta, ancora oggi, tutti i giorni la storia antica di questa preghiera ai Buddha. La devozione si legge in tutti i segni, dal quotidiano al gesto rituale, e l’impegno e la devozione sono una forza che cammina con la gente e si muove instancabile nelle vie di pellegrinaggio, intorno ai monasteri, intorno agli stupa. I simboli del sacro ricorrono nel quotidiano quanto nel sacro ed è difficile trovare una casa tibetana che non abbia l’altare, oggetti dedicati alle offerte e immagini sacre nei muri e negli arredi. I tessuti, gli ornamenti, i tanka, le vesti e paramenti, i mala, i vari coltelli rituali, i ghanta, i vajra, le campane tibetane, i mulini e le ruote da preghiera portano incisi o disegnati i simboli che accompagnano il fedele verso la via che porta ad allontanare i propri difetti mentali per abbracciare e farsi condurre dalla buona legge e della via che conduce alla liberazione. Tutto, in ogni tratto della complessa simbologia che ritroviamo ovunque, segna la mappa per l’individuo che nelle infinite complessità, si perde e si arrende perdendo la giusta prospettiva del vero senso della vita. Gli innumerevoli strumenti musicali, corni telescopici, damaru, cembali, conchiglie, tutti costruiti con cura per riprodurre le preziose vibrazioni dell’universo.
Il mandala è rappresentativo in modo straordinario e di tutti i simboli e quello che gli racchiude tutti. Costruito con fini sabbie colorate rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. I buddhisti riconoscono, però, che i veri Mandala possono essere solamente mentale, le immagini fisiche servono per costruire il vero Mandala che si forma nella mente della gente. Alla fine del lavoro tutto viene distrutto spazzando via la sabbia di cui è composto. Questo gesto vuole ricordare la caducità delle cose e la rinascita, essendo la forza distruttrice, anche una forza che dà la vita. Questa cultura millenaria ci fornisce nella semplicità come nella ricchezza della sua arte, dove ogni gesto e devozione e educazione verso il rispetto delle regole, il significato profondo e intimo del carattere sociale di questo popolo, che conservando nell’altopiano del mondo, il Buddismo nella sua forma più autentica, ci mostra come, più che una religione è una condotta di vita, uno stile sempre teso alla rinuncia degli aspetti malsani che contraddistinguono l’uomo. Quella che si scorge tra i colori, gli altari, gli oggetti e i Buddha, sono segni identificabili di un impegno faticoso verso la tendenza alla perfezione. Come il fiore di loto che dal fango nutrendosi, staglia i suoi definiti petali al cielo e in un bagliore di colore mostra la vera potenza dell’animo umano.
La vita della gente è pregnata di latte, burro e the tibetano. In ogni luogo gli odori e i sapori avvicinano alla dura vita dei popoli nomadi che per primi convissero con questo enorme territorio e in questo loro placcare l’altopiano tibetano costringono le forze oscure della natura a piegarsi alla Buona Legge del Buddismo Tibetano. Maestri, discepoli e pellegrini del sacro si riversano nel paese e i luoghi di culto, innumerevoli e ben distribuiti, sono una parte fondamentale della vita di ogni tibetano. La storia di questa straordinaria religiosità tibetana racconta, ancora oggi, tutti i giorni la storia antica di questa preghiera ai Buddha. La devozione si legge in tutti i segni, dal quotidiano al gesto rituale, e l’impegno e la devozione sono una forza che cammina con la gente e si muove instancabile nelle vie di pellegrinaggio, intorno ai monasteri, intorno agli stupa. I simboli del sacro ricorrono nel quotidiano quanto nel sacro ed è difficile trovare una casa tibetana che non abbia l’altare, oggetti dedicati alle offerte e immagini sacre nei muri e negli arredi. I tessuti, gli ornamenti, i tanka, le vesti e paramenti, i mala, i vari coltelli rituali, i ghanta, i vajra, le campane tibetane, i mulini e le ruote da preghiera portano incisi o disegnati i simboli che accompagnano il fedele verso la via che porta ad allontanare i propri difetti mentali per abbracciare e farsi condurre dalla buona legge e della via che conduce alla liberazione. Tutto, in ogni tratto della complessa simbologia che ritroviamo ovunque, segna la mappa per l’individuo che nelle infinite complessità, si perde e si arrende perdendo la giusta prospettiva del vero senso della vita. Gli innumerevoli strumenti musicali, corni telescopici, damaru, cembali, conchiglie, tutti costruiti con cura per riprodurre le preziose vibrazioni dell’universo.
Il mandala è rappresentativo in modo straordinario e di tutti i simboli e quello che gli racchiude tutti. Costruito con fini sabbie colorate rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. I buddhisti riconoscono, però, che i veri Mandala possono essere solamente mentale, le immagini fisiche servono per costruire il vero Mandala che si forma nella mente della gente. Alla fine del lavoro tutto viene distrutto spazzando via la sabbia di cui è composto. Questo gesto vuole ricordare la caducità delle cose e la rinascita, essendo la forza distruttrice, anche una forza che dà la vita. Questa cultura millenaria ci fornisce nella semplicità come nella ricchezza della sua arte, dove ogni gesto e devozione e educazione verso il rispetto delle regole, il significato profondo e intimo del carattere sociale di questo popolo, che conservando nell’altopiano del mondo, il Buddismo nella sua forma più autentica, ci mostra come, più che una religione è una condotta di vita, uno stile sempre teso alla rinuncia degli aspetti malsani che contraddistinguono l’uomo. Quella che si scorge tra i colori, gli altari, gli oggetti e i Buddha, sono segni identificabili di un impegno faticoso verso la tendenza alla perfezione. Come il fiore di loto che dal fango nutrendosi, staglia i suoi definiti petali al cielo e in un bagliore di colore mostra la vera potenza dell’animo umano.
Yumbulagang
In giro per Lhasa

Da non perdere il Barkhor, il circuito di pellegrinaggio più suggestivo di Lhasa. L'imponenete Potala, residenza di tutti i Dalai Lama, dal quinto al quattordicesimo, oggi purtroppo disabitata. Una passeggiata per le strade della città vecchia alla riscoperta degli edifici bianchi, delle case da tè e dei laboratori artigianali della Lhasa più autentica.
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